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CompraGustav Landauer, ebreo-tedesco, occupò un posto di rilievo nel
socialismo internazionale a cavallo tra Otto e Novecento. Intellettuale
di confine, sempre attento a coniugare politica e cultura, ostinato
contestatore di ogni forma di oppressione e sfruttamento, fu anche un
convinto assertore della necessità d’integrare i concetti di anarchismo
e socialismo, individuo e comunità, libertà e giustizia sociale.
All’insegna di un imperativo etico orientato alla «realizzazione dello
spirito», coincidente con l’utopica città ideale, osteggiò ogni sorta
di miopia ideologica che confondesse il rigore con la rigidità,
l’apertura e il dialogo con il tradimento, il socialismo con lo Stato o
l’anarchia con il disordine. Guardò alle rivoluzioni che scossero
l’Europa nel primo dopoguerra con la speranza che potessero inaugurare
una svolta di civiltà: un vasto processo di rigenerazione non solo
politica ma soprattutto intellettuale e morale, da realizzarsi
nell’ambito d’inedite istituzioni comunitarie.
Venne barbaramente assassinato durante la repressione della Repubblica
dei consigli di Baviera: lo stesso destino che pochi mesi prima, a
Berlino, era toccato a Rosa Luxemburg e a Karl Liebknecht.
Gianfranco Ragona (1971) è ricercatore di Storia del pensiero politico
presso l’Università degli Studi di Torino. Ha condotto studi
sull’anarchismo, il socialismo e il marxismo a Parigi, Berlino,
Amsterdam. Tra le sue pubblicazioni, si segnala il volume Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo, Milano, FrancoAngeli, 2003.